Il codice del monopattino in città

L’uso del monopattino in città e in aree aperte al pubblico non è ancora regolato in modo esplicito dal Codice della Strada. Tuttavia occorre prestare attenzione ai pochi riferimenti presenti nella normativa, che speriamo si evolva, in un prossimo futuro, in modo da tener conto dei mezzi di trasporto alternativi a tutto tondo. Usare un monopattino per aggirare i problemi del trasporto urbano è una scelta che ha i suoi punti di forza, ma tra le controindicazioni bisogna sottolineare la carenza di regolamentazione, a discapito anche e soprattutto della tutela del monopattinatore stesso.

Chi scrive non ha alcuna esperienza professionale sull’argomento, ma cerca di raccogliere l’informazione disponibile su siti istituzionali e non, più che altro nell’interesse di alimentare una discussione e per darsi una regolata in prima persona. Dato che in rete si legge tutto e il contrario di tutto, nel seguito propongo anche il mio punto di vista, dapprima riportando quanto trovo di pertinente nel Codice della Strada, e poi elencando una serie di norme di condotta che mi impongo per convivere in armonia con gli altri utenti della strada.

Cosa trovo nel Codice della Strada

Un punto di partenza è l’articolo 46 del CdS e dell’articolo 196 del relativo ‘Regolamento di esecuzione ed attuazione, secondo cui ogni dispositivo motorizzato capace di sviluppare velocità di 6 km/h o potenza di 1 KW è un ‘veicolo’ che, in virtù dell’articolo 143 del CdS (comma 1, “I veicoli devono circolare sulla parte destra della carreggiata e in prossimità del margine destro della medesima, anche quando la strada è libera“), deve essere condotto in carreggiata e mai sul marciapiede.

Ci sono altri limiti da non superare per non rientrare nella definizione di ‘veicolo’, riguardo le dimensioni e il numero di posti a sedere, ma qui mi interessa specificare che molti dei monopattini a motore, che non siano giocattoli per bambini, superano i suddetti limiti e per tale motivo sono soggetti ad una regolamentazione più complessa che include parole come omologazione, immatricolazione, assicurazione. Insomma, andarsene in giro a lillallèro tra i pedoni o per strada con un monopattino elettrico è pericoloso e allo stesso tempo potenzialmente sanzionabile in modo pesante con ammende e financo il sequestro del veicolo (ad esempio commi 2 e 4 art. 193 CdS). Ma questo non ci riguarda, dato che qui si vuole discutere esclusivamente di marchingegni a propulsione muscolare e ogni veicolo a motore è generalmente bandito da queste pagine.

Non mi è chiaro a questo punto come inquadrare monopattini a spinta e footbike nelle definizioni del codice della strada. Secondo l’art. 48 del CdS e il relativo art. 197 del regolamento di esecuzione “I veicoli a braccia sono quelli: a) spinti o trainati dall’uomo a piedi; b) azionati dalla forza muscolare dello stesso conducente” e ancora “l’azionamento dei veicoli a braccia, mediante la forza muscolare del conducente, deve essere realizzato in modo diverso da quello derivante dall’uso di pedali o di similari dispositivi“. Secondo me un monopattino ci rientra abbastanza, dato che un piede viene sempre usato per la propulsione e le braccia di fatto spingono il manubrio. Se questa fosse la categoria giusta, si applicherebbe il comma 2 dell’art. 143 del CdS: “I veicoli sprovvisti di motore e gli animali devono essere tenuti il più vicino possibile al margine destro della carreggiata”. Con questa interpretazione, monopattini e footbike dovrebbero essere condotti in strada, sul margine destro, e mai sui marciapiedi.

In realtà sembra più pertinente, anche in assenza di una esplicita definizione nel codice, la nozione di acceleratore di andatura, menzionata nell’art. 190 ai commi 8 e 9:
8. La circolazione mediante tavole, pattini od altri acceleratori di andatura è vietata sulla carreggiata delle strade.
9. […] Sugli spazi riservati ai pedoni è vietato usare tavole, pattini od altri acceleratori di andatura che possano creare situazioni di pericolo per gli altri utenti.

Se i monopattini sono assimilabili a skateboard e pattini, l’uso sulla carreggiata risulta vietato del tutto e, con una interpretazione restrittiva del comma 9, non sarebbe possibile utilizzarli neanche sul marciapiede. Si noti che i marciapiedi non sono “aree pedonali”; per queste ultime occorre scavare ulteriormente nel codice per cercare di capire come comportarsi. Rimane lo spiraglio del divieto condizionale alla possibilità di creare situazione di pericolo per i pedoni, che mi sembra lasci spazio per una interpretazione ragionevole, per lo meno secondo il mio personalissimo e non imparziale giudizio. Non dovrebbe esserci alcun problema a condurre un monopattino sul marciapiede purchè si rispettino gli altri utenti e si seguano le semplici norme di comportamento alle quali i pedoni stessi sono soggetti e che vengono elencate all’art. 190 del CdS. Naturalmente l’imperativo categorico è andare piano.

Piste ciclabili e aree pedonali

Ci rimane la ricerca di riferimenti nel codice sulla possibilità di usare le piste ciclabili e il comportamento da tenere nelle aree pedonali (non i marciapiedi).

L’art. 3 del CdS al comma 1 numero 2) recita: “Area pedonale: zona interdetta alla circolazione dei veicoli, salvo quelli in servizio di emergenza, i velocipedi e i veicoli al servizio di persone con limitate o impedite capacità motorie, nonché eventuali deroghe per i veicoli ad emissioni zero aventi ingombro e velocità tali da poter essere assimilati ai velocipedi. In particolari situazioni i comuni possono introdurre, attraverso apposita segnalazione, ulteriori restrizioni alla circolazione su aree pedonali“. A mio parere, nonostante l’articolo parli di ‘deroghe’ ad un’interdizione, il buonsenso indicherebbe la possibilità di condurre una footbike (o un bicipattino), ma non un piccolo monopattino compatto che risulta difficilmente assimilabile ad un velocipede. L’amministrazione locale può interdire l’accesso a determinate aree in base a particolari esigenze di sicurezza.

Riguardo alle ciclabili, lo stesso articolo e comma al punto 39) definisce: “Pista ciclabile: parte longitudinale della strada, opportunamente delimitata, riservata alla circolazione dei velocipedi“. Sembra che non ci sia possibilità di usare le piste ciclabili, che rimangono riservate ai velocipedi: monopattini e footbike non lo sono. Il codice è carente sotto questo punto di vista, ma c’è da ricordare che di footbike in Italia non se ne vedono quasi per niente, e visto che i monopattini vengono tollerati sui marciapiedi non sembra ci sia ancora molta pressione per la modifica del relativo regolamento.

L’unica sede stradale liberamente accessibile senza restrizioni a monopattini e footbile sono i percorsi ciclopedonali. Per definizione non sono riservati alle biciclette e, dato che non sono nemmeno riservati esclusivamente ai pedoni, decadono le prescrizioni dell’articolo 190 del CdS.

Decalogo del monopattino in città

Considerato quanto scritto sopra, posso solo aggiungere una manciata di consigli per l’uso di un bicipàttino nell’ambiente urbano ostile – assumendo che percorrere il marciapiede sia consentito/tollerato (entro i limiti dell’incolumità propria e altrui) – validi fino a quando la normativa non cambi in particolare riguardo all’equiparazione delle footbike ai velocipedi. Si tratta più che altro di linee di comportamento seguite da chi scrive per minimizzare il disagio degli altri utenti e la probabilità di incorrere in sanzioni.

  1. Non andare mai in carreggiata, men che mai contromano, a meno che il marciapiede non sia impraticabile. Se si è costretti ad andare in carreggiata per impraticabilità del marciapiede, si proceda a piedi, proprio come fanno i pedoni.
  2. Nell’attraversare la strada, ci si comporti come prescritto per un qualunque pedone – non attraversare fuori dalle strisce, quando presenti, e rispettare i
    semafori pedonali.
  3. Sul marciapiede: ci si metta pazientemente in coda dietro ai pedoni che precedono con marcia regolare fino a quando non ci sia spazio abbondante per avanzare oltre, superandoli in sicurezza.
  4. Se un pedone che precede ostruisce il cammino perchè fermo o troppo lento, non si suoni il campanello. Il marciapiede non è una ciclabile e il pedone non è tenuto a cedere il passo. Si chieda piuttosto a voce di favorire il passaggio, come fanno le persone educate. Nessuno (o quasi) si innervosisce se sente chiedere “Permesso?” mentre il campanello viene ignorato oppure percepito (giustamente) come un sollecito arrogante.
  5. Si usi il campanello solo per avvertire del proprio arrivo dalla distanza. Ci si avvicini moderando la velocità a passo d’uomo. Si spenda una parola o un cenno di ringraziamento per i pedoni che cortesemente lasciano il passo o fanno un passetto di lato, e ci si metta in coda con pazienza se non lo fanno (vedi punto 4 sopra).
  6. Nel percorrere il marciapiede, ci si tenga il più possibile vicini al margine esterno, dalla parte della carreggiata, e si lasci libero il percorso interno, più vicino agli accessi alle proprietà laterali (negozi, portoni, cancelli, ecc.). Questo permette di evitare di investire chi esce in strada correndo o in modo distratto. Se l’incidente avviene tra pedoni, chi esce come una furia da un portone può essere considerato in torto. Se uno dei due invece è su un monopattino, non c’è dubbio alcuno su chi ricada la responsabilità. Per lo stesso motivo si svoltino gli angoli con cautela e tenendosi il più possibile sul margine esterno del marciapiede.
  7. Se si usa un monopattino con freno a tampone nel parafango (tutti quelli di Decathlon, per esempio) non si faccia alcun affidamento sulla stima della distanza d’arresto: sul bagnato, e in discesa in ogni condizione, si proceda a passo d’uomo e ci si tenga pronti a fermarsi saltando giù dalla pedana.
  8. Se è presente una pista ciclabile, il buonsenso prevede che la si usi, ma il codice formalmente (per ora) lo vieta. Percorrere le ciclabili è sicuramente consigliato ma si prendano precauzioni per evitare litigi, incomprensioni e incidenti che ci vedono inevitabilmente dalla parte del torto (a meno di
    condotte scellerate evidenti dell’altra parte, ovvio). Agevolare sempre il passaggio dei ciclisti.
  9. In area pedonale si conduca sempre il bicipàttino a mano in situazioni di affollamento.
  10. Evitare in ogni modo piccole acrobazie, salti o altre manovre isteriche del genere: intimoriscono i pedoni circostanti e attirano l’attenzione del pigro Vigile Urbano di pattuglia lì vicino. Vagli a spiegare poi che non stavi creando “situazioni di pericolo per gli altri utenti” come previsto dall’articolo 190
    comma 9.

OK, ma nella vita reale?

Ammetto che non riesco ad attenermi sempre a tali regole, soprattutto riguardo all’uso sulla carreggiata. Il comportamento degli altri utenti della strada e la cattiva manutenzione di marciapiedi e arredi urbani non sono una scusante, ma esistono anche le contingenze e le peculiarità dell’ambiente urbano in cui si vive, nel mio caso la giungla romana. In particolare, la maleducazione degli utenti della strada (me incluso), sia nelle abitudini di marcia che nel parcheggio, da queste parti è proverbiale. La gente è abituata a convivere con condotte estremamente irregolari e non percepisce più la gravità di determinati comportamenti. Per esempio, qualche volta ho subito le lamentele da parte di persone irritate dalla presenza del mio bicipàttino sul marciapiede, quando più di metà del passaggio sullo stesso era ostruito da una fila di scooter e moto parcheggiate abusivamente. Insomma, si renda conto che non sono io a impedirle il passaggio!

Sono generalmente sopportati come necessità inevitabili di povere vittime del traffico cose come il parcheggio dello scooter sul marciapiede (“Eh, ma si nun ce sta er posto ‘o scooter ‘ndo ‘o metto“) o dell’automobile sugli scivoli (“Aho e ‘n’attimo, ma che li passeggini tutti da qua deveno passà“) o persino usare i marciapiedi come corsia preferenziale per scooter e moto in caso di traffico bloccato (“‘Mbe ma che mme devo fa’ tutta ‘a fila? Eppoi si nun te sta bbene, ‘sti grancazzi“) o come corsia per il senso inverso (“Seee mo’ mme devo fa’ tutto er giro? Ma vvedi de fatte l’affari tua!”) nella completa indifferenza di chi dovrebbe vigilare e sanzionare e delle persone ormai assuefatte, mentre io mi faccio duemila pippe mentali sull’opportunità di usare un monopattino in area pedonale.

2 risposte a “Il codice del monopattino in città”

  1. Ciao,
    abitando a Roma anch’io, ti capisco! Comunque hai scordato un avvertimento importante: evitare le cacche dei cani…sono ovunque! Questo perché ormai le persone si fanno il cane ma non gli va di accudirlo ovvero raccoglierne i bisogni e, se ti lamenti, ti dicono che non ami gli animali. Assurdo.

    1. Beh, gli onnipresenti escrementi forniscono un pizzico di brivido in più: vuoi mettere l’emozione dello slalom tra cacche e buche? A parte scherzi, l’atteggiamento da dog master strafottente di alcuni padroni di cani rientra assolutamente nelle categorie di comportamenti descritti alla fine dell’articolo. C’è poco da fare: si tratta di un problema di educazione basilare, difficilmente arginabile senza sanzioni pesanti.

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