Ma perchè vai in giro in monopattino?

Giovedì scorso, mentre tornavo dal lavoro sul mio fido monopattino percorrendo Via di S. Gregorio verso il Circo Massimo, un tizio in bicicletta si accosta ed esordisce, saltando a piè pari i convenevoli comuni (cose tipo “Ciao, scusa, permetti una parola…”), con la seguente domanda (le due ‘m’ naturalmente non sono un errore di battitura);

“Ma che mme rappresenta sto coso?”

Premetto che vedere ‘adulti’ in monopattino a Roma è una rarità, se poi il monopattino in questione ha ruote 16″  e un telaio che, con trasmissione e pedali, potrebbe passare per una BMX, capisco la curiosità per la scena.

Dopo una prima risposta un po’ stizzita (“Ma perchè tu che mme rappresenti?”), abbiamo pedalato fianco a fianco per circa duecento metri – beh, pedalava lui, io scalciavo – chiacchierando dell’oggetto in questione, rivelandosi il tipo un cordiale e simpatico interlocutore.

Gli ho spiegato quello che spiego di solito a tutti quelli che incuriositi mi chiedono se non sia una follia andarsene in giro con un aggeggio simile per gli spostamenti quotidiani. La sera stessa ho pensato anche che sarebbe potuta essere una buona idea metterci su un blogghetto del piffero, per cui nei giorni seguenti mi prendo una vps, la configuro, ci schiaffo su wordpress, smanetto un po’ perchè non ho mai usato ‘sta roba, per fortuna il tema di default mi garba, registro il dominio e ualà, finalmente stasera posso cominciare a delirare in rete sull’argomento.

Cos’è? Un monopattino? Perchè non la bici?

Sì, è proprio quello che sembra. È un monopattino, tecnicamente. Più precisamente è una piccola footbike, una sorta di bici senza pedali. No, non sono scemo, lo so che la bici ‘standard’ è un mezzo più efficiente, forse il più efficiente di tutti in città. Tempo fa ho vissuto un paio di anni a Ferrara, dove ci si muoveva quasi esclusivamente in bicicletta. Ho provato a mantenere l’abitudine una volta tornato a Roma, ma l’indisciplina, maleducazione e strafottenza di una percentuale consistente di automobilisti/motociclisti e l’inadeguatezza delle infrastrutture mi hanno fatto desistere rapidamente.  Ci tengo alla pellaccia. Inoltre una bici standard non è facile e tantomeno sempre consentito portarla sul trasporto pubblico. Le pieghevoli sono un’altra storia, ma sono più pesanti e il meccanismo di ripiegamento non è sempre comodo e agevole. Inoltre le pieghevoli, come tutte le biciclette, dovrebbero sempre marciare in strada insieme al traffico veicolare.

Invece un monopattino gode dei vantaggi (e soffre gli svantaggi) di una legislazione attualmente inadeguata all’evoluzione del trasporto cittadino, e mi consente di sfruttare le aree dedicate al transito dei pedoni (leggi: i marciapiedi) laddove naturalmente questo non comporti pericolo per gli stessi; di fatto, un monopattino a spinta non può in alcun modo marciare in strada. Insomma, con un monopattino sono poco più di un pedone, nessuno può rompermi le palle se salgo su un marciapiede (ma su questo scriverò in futuro) e lo piego/apro in tre secondi se devo salire/scendere da bus/metro/treno.

Ma è elettrico!

No, col cavolo. Rinuncio all’automobile per ideologia, per risparmio di tempo e denaro e per salute. Se scendo da un veicolo motorizzato non mi rimetto su un altro veicolo motorizzato, neanche uno elettrico. I monopattini elettrici tra l’altro, se capaci di velocità superiori ai 6 km/h devono andare in strada, con tutte le complicazioni che questo comporta in termini di omologazione, iscrizione nel registro, assicurazione eccetera. Di fatto i monopattini elettrici sono fuori legge. Facendo corna, non ho ancora problemi fisici che mi impediscono di sfruttare la propulsione muscolare, per cui l’alternativa all’automobile o al motoscooter è la bicicletta o il monopattino a spinta. Ho scelto il secondo, dopo aver provato, perchè è stracomodo e stradivertente.

Aho ma su ‘e salite come fai? A Roma ce stanno li colli!

Questa obiezione ricorre anche nelle conversazioni sull’uso delle biciclette per il trasporto urbano. Qui siamo al luogo comune più devastante per il futuro del trasporto ecologico in questa città. Quando non sei allenato in salita fai fatica, ma 1) Se non ci sono impedimenti dovuti a problemi di salute importanti, ci si fa presto l’abitudine, accidenti, siamo naturalmente programmati per fare cose come la caccia al Mammut a piedi, non possiamo scoraggiarci per qualche salitella in bici; 2) Roma non è tutto ‘sto saliscendi,  se paragonata ad altre città nelle quali ci si muove molto di più in bici, vedi Parigi, Londra, Madrid; 3) esistono le biciclette a pedalata assistita.

Il monopattino è differente da una bici, certo, la mancanza della trasmissione si sente, e le prime volte che si affrontano salite si arriva in cima con la lingua che striscia per terra, però:

  1. il bello del monopattino è che ci si monta su e si smonta facendo un passetto, per cui se la salita si fa ripida, tac, piedi a terra e si spinge agevolmente fino a ‘svalicare’, oppure ti pigli un autobus. Nessuno ci costringe a soffrire. Insomma, il monopattino è il miglior mezzo di trasporto per l’ultimo miglio in intermodalità. Lo usi quando ti è comodo, altrimenti lo ripieghi e lo porti sul bus, oppure te lo tieni nel portabagagli, permettendoti il lusso di parcheggiare  comodamente anche un po’ lontano dalla destinazione. Per me l’uso del monopattino è iniziato con l’intento di velocizzare i trasferimenti a piedi tra le fermate dei mezzi di trasporto pubblico per evitare le interminabili attese nei cambi. Un esempio: da casa alla stazione del treno dovrei camminare 10 minuti, aspettare un tram per 5 minuti in media (linea fortunata) e poi circa 10 minuti circa per il tragitto del tram e gli ultimi 200 metri a piedi (25 minuti in tutto, non molto di meno che facendosela tutta a piedi…). In monopattino lo stesso percorso totale (piedi + tram) di circa 2.5km lo copro in 10/15 minuti ed è quasi tutto in discesa. Al ritorno, se non mi va di fare la salita, aspetto il tram, oppure mi faccio una bella sgambata di 15 minuti. Con la scelta del monopattino giusto ho iniziato a fare a meno non solo dell’auto ma anche del trasporto pubblico e ormai, se il tempo meteorologico e la voglia mi assistono, percorro sull’attrezzo tutti i 10km del tragitto all’andata e al ritorno. Non sono mai stato un atleta professionista, sono stato abbastanza attivo quando ero un po’ più giovane ma ho svolto una vita molto sedentaria negli ultimi anni. Sono uno tipo medio qualunque nel fiore dei propri 40, insomma, mica Coppi;
  2. quello di cui bisogna preoccuparsi non sono le salite, bensì le discese. La maggior parte dei (pochi) monopattini per adulti che vediamo in giro in Italia non sono dotati di sistemi di frenamento appropriati, per cui è necessario andare piano in discesa in modo da potersi fermare, in caso di emergenza, semplicemente saltando giù dalla pedana del monopattino. Dopo poche settimane di ‘allenamento’, ci si ritrova ad andare molto più spediti e sicuri su falsi piani e leggere salite che in piena discesa.

Se suda però?

Come in bicicletta, dipende da quanto si spinge, dall’ora e dal clima. Te la puoi prendere con calma, mantenendo velocità circa doppie rispetto ad una normale camminata, quindi circa 8-10km/h, senza sudare eccessivamente. Ma, proprio come in bicicletta, se ti porti uno zaino sulle spalle o un giacchetto meno traspirante di una busta della monnezza,   sudi.

Se invece spingi per correre, il mezzo è meno efficiente della bicicletta, per cui si suda di più, inevitabilmente, soprattutto le prime volte, quando si ha poca dimestichezza e si scalcia molto e male per fare pochi metri. Con l’uso e l’allenamento, imparando ad alternare il piede di spinta e a lasciar scivolare il mezzo e spingere solo quando necessario, si può arrivare a destinazione in condizioni più che decenti.

Sì, vabbè, ma quanto ce metti?

In automobile, considerando il tempo necessario per cercare parcheggio, la velocità media sul tragitto casa-lavoro per me è di circa 13km/h in ora di punta sul percorso di andata, e leggermente superiore sul percorso di ritorno (non devo cercare parcheggio). Se andassi in bicicletta senza commettere infrazioni (passaggi col rosso, contromano, taglio sul marciapiede, dito medio al pedone che attraversa e tutte queste pratiche simili mutuate dal motoscooter) non farei molto meglio.

Il tempo minimo che impiegherei solo col mezzo pubblico, in caso di coincidenze fortunate, è di circa un’ora per 10km, quindi la velocità media è circa 10km/h.

La velocità media del percorso equivalente in monopattino è qualche decimo sopra i 10 km/h considerando l’affollamento sui mariciapiedi, semafori, pit-stop al nasone e chiacchierata col ciclista curioso. Come ho già scritto, ad oggi il monopattino, anche quello sportivo, per il codice della strada non può in alcun modo essere condotto in carreggiata, per cui il percorso pedonale è spesso obbligato. Tra l’altro in caso di incidente in carreggiata, oltre ad avere di gran lunga la peggio in termini di danni fisici, gli eredi non vedrebbero il becco di un quattrino di risarcimento.

Ma st’attrezzo come er tuo nun l’ho mai visto…

Ho provato tre modelli distinti prima di trovare la soluzione ideale.

Ho iniziato  nell’autunno 2015 con un modello  da ‘adulti’ di Decathlon, uno di quelli che si vedono abbastanza in giro, nella versione top di gamma dotata anche di maniglia del freno al manubrio.   Molto bello, veloce e divertente su superfici lisce e asciutte, ma inutilizzabile su sanpietrino e buche; sul bagnato la ruota 8″ piena in poliuretano è una vera trappola. Monopattino Hulam Ne ho preso quindi uno di un produttore in Polonia – questi aggeggi sono diffusissimi in centro e nord Europa, proprio nei paesi dove anche il trasporto su bici è molto diffuso – dotato di ruote 12″ e pneumatici, perfetto per le dissestatissime strade e marciapiedi della Città Eterna

Questi oggetti però hanno solo freni di tipo ‘a tampone’ , ovvero una piastra di metallo comandata da una maniglia al manubrio o azionata pestando sul parafango posteriore, che agisce per attrito direttamente sul copertone della ruota (pneumatico o pieno in poliuretano). Niente a che vedere coi classici freni ‘a pinza’ delle biciclette. Infatti il freno a parafango è inefficace sul bagnato e ad alte velocità.

Ho preso quindi un monopattino ‘sportivo’ compatto e pieghevole da una azienda specializzata della Repubblica Ceca, dotato di ruote più grandi (sanpietrino non ti temo) e veri freni ‘da bici’ (discesa non ti temo). Sembra una bicicletta che si porta come un monopattino, oppure un monopattino che si porta come una bicicletta – insomma è un BICIPÀTTINO.

 

4 risposte a “Ma perchè vai in giro in monopattino?”

  1. Ciao, ti leggo via Benzina Zero, anche io uso il monopattino per ragioni simili.
    In famiglia abbiamo 2 modelli con ruota 20mm piena, adeguati alle condizioni di Milano.
    Li usiamo in alternativa ai piedi, ai mezzi e alla bici quelle volte che i percorsi sono brevi (<2 Km), occorre magari trasportare un bambino o affiancarne uno con la sua biciclettina sul marciapiede.
    E' comodo per andare prendere una macchina all'autonoleggio o al car sharing, poi si piega e si mette nel bagagliaio.

    1. Ciao blau, quei monopattini sono perfetti per l’ultimo miglio, soprattutto se la pavimentazione è buona. Hanno il pregio di essere leggerissimi. Anch’io ci trasporto i bimbi per brevi tragitti.
      Ottima l’idea per il car sharing, basta non dimenticarlo nel portabagagli se al ritorno si trova parcheggio sotto casa!

  2. Ciao, complimenti per il sito, è ricco di informazioni utili e, soprattutto, di riflessioni ed esperienze sul campo (le nostre purtroppo disastrate città). Vivo e lavoro a Napoli e da qualche anno uso la bici, pieghevole muscolare, per andare a lavoro, ma è davvero dura a causa del pessimo stato delle strade. Da poco ho scoperto il mondo dei monopattini da adulto, chissà che un giorno non riesca ad utilizzarli al posto della bici, al momento ho molte perplessità dovute alle peculiarità del mio percorso, non saprei quale tipologia potrebbe essere la migliore, forse bisogna necessariamente arrivarci per step, come è capitato a te. Poi, lo ammetto, dovrei anche vincere un certo imbarazzo….Complimenti ancora, magari ci si vede da queste parti!

    1. Ciao Giuseppe, grazie per le gentili parole. Spero di avere più tempo nel prossimo futuro per aggiornare di più i contenuti.

      In una città “normale” i monopattini pieghevoli con ruote dure da 8″ sono l’ideale: facili da trasportare, riporre, riaprire, guidare. Purtroppo, come dici tu, la vita reale è più dura e credo che difficilmente questi monopattini potranno entrare nell’uso comune.
      Certo i modelli di Decathlon costano relativamente poco e ci si può fare un’idea di cosa si tratta, e poi capire se faccia al caso proprio, ma quelli con ruote pneumatiche 12″ o 16″ sono tutta un’altra storia. Sicuramente arrivandoci per step permette di impegnare meno denaro in caso la cosa non piaccia o non sia pratica per le proprie esigenze.

      Per quanto riguarda l’imbarazzo ti assicuro che, dopo la prima volta, sparisce!

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